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Schede informative da scaricare
La FONDAZIONE DIAMANTE si inserisce in questa dimensione con proposte lavorative e abitative a favore delle persone con handicap. Attualmente oltre 300 persone lavorano e vivono nelle sue strutture, dove svolgono varie attività secondo le loro capacità.
Negli undici laboratori le attività sono differenziate; passano da livelli unicamente occupazionali, con compiti semplici e con importanti sostegni terapeutici, ad attività estremamente qualificate. Attraverso questo lavoro gli ospiti possono sperimentare cosa significano l'impegno e la conseguente gratificazione di creare con le proprie mani qualcosa di utile, di bello, di importante.
Questo tipo di approccio al lavoro stimola un interesse reale per il proprio operato, rende capaci di agire sia sul piano collettivo che individuale, di comprendere l'importanza, anche attraverso un oggetto, della partecipazione alla realizzazione di obiettivi comuni.
Lavoro, nell'ottica della Fondazione, significa anche accompagnamento ed inserimento nella realtà produttiva; questo implica una costante e costruttiva collaborazione fra la Fondazione e le imprese pubbliche e private. Si prospetta dunque un utile e costruttivo dialogo fra il mondo dell'handicap e il mondo del lavoro.
Circa cinquanta persone abitano attualmente nei quattro foyer. I foyer non sostituiscono la famiglia; non sono stati creati con questo intento, ma creano le condizioni per sentirsi altrettanto capiti, rispettati, amati. Si tratta di strutture aperte tutto l'anno in cui gli ospiti vivono sotto la guida costante di educatori.
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Lavorare insieme, vivere insieme, percepire il proprio spazio e quello altrui: le basi fondamentali della socialità.
La Fondazione Diamante appartiene pienamente alla società e permette
all'individuo , considerandolo per le sue potenzialità e non per i suoi limiti, di sperimentare l'autonomia e l'integrazione in un' impresa sociale.
Mario Ferrari, Direttore
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Da questa esperienza si può giungere all'autonomia abitativa. Tre appartamenti protetti sono ora occupati da ospiti che hanno acquisito sufficiente indipendenza: una conquista per essi importantissima che presuppone la capacità di vivere e agire autonomamente e adeguarsi ai canoni voluti dalla società.
Imparare il rispetto verso sé stessi e verso gli altri significa imparare le semplici regole che permettono di stabilire dei contatti autentici, instaurare amicizie, esternare sentimenti senza imporre o subire. La percezione di queste preziose sensazioni dev'essere stimolata anche nell'handicappato come in ogni altro essere che muova i primi passi verso un mondo a volte difficile. |
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Sperimentare l'autonomia
La FONDAZIONE DIAMANTE non è un guscio protettivo che racchiude al suo interno e custodisce le problematiche e le difficoltà della persona con handicap.
È un collegamento con il resto della società ed è un tramite attraverso il quale, sia dall'interno che dall'esterno, fluiscono le idee e gli scambi. È anche un frammento di una rete comune di servizi più ampia che copre su tutto il territorio cantonale il fabbisogno integrativo per coloro che sono confrontati con l'handicap.
Il traguardo più importante da raggiungere è l'inserimento della persona con handicap nel mondo del lavoro e nella società stessa, sviluppando sensibilizzazione e accettazione nei confronti del diverso.
Per questo la Fondazione ha fin dall'inizio proposto non istituzioni, ma piccoli gruppi lavorativi e abitativi decentrati sul territorio cantonale.
La vicinanza alla realtà sociale di ogni ospite evita lo sradicamento e favorisce l'identità e il riconoscimento.
La Fondazione, pur sostenendo un ruolo importante di coordinamento, favorisce il nascere di soluzioni diversificate entro le quali interagiscono le esigenze degli ospiti, l'iniziativa degli operatori e la sensibilità del contesto nel quale si collocano.
È proprio la pluralità delle risposte, sono le diverse sfaccettature di questa realtà che hanno portato a scegliere il nome "Diamante". |
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Appartenere pienamente alla società
Gli obiettivi futuri comprendono un'ulteriore differenziazione delle proposte ai fini di ampliare le possibilità di scelta degli utenti e quindi permettere loro dei reali percorsi verso l'autonomia.
Per ogni individuo il distacco dal suo nucleo originale, che è la famiglia, comporta un piccolo trauma: è un abbandono, un passaggio obbligato all'età adulta.
Considerare la persona con handicap come ogni altro essere umano vuol dire renderle possibile sperimentare questi passaggi, fare in modo che essa possa crescere, operare delle scelte, decidere con tutta l'autonomia di cui è capace, acquisire il fondamentale diritto al lavoro.
Attraverso questi sviluppi si aprono possibilità di autentica partecipazione anche per le persone con handicap. Il disagio sociale non dovrà più essere una realtà differenziata, un mondo separato; potrà essere reinterpretato attraverso strutture aperte e polivalenti: il mondo potrà entrare e non solo limitarsi ad accettare.
Chi è diverso ha un grande bisogno, al di là degli educatori, di esseri umani che partecipino alla sua vita con tutta la disponibilità e la comprensione. |
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Integrazione, non istituzionalizzazione
Nelle famiglie sorge l'esigenza di un aiuto esterno.
Accettare gli "altri", renderli partecipi, permettere che condividano la nostra realtà; è stato questo l'impegno principale assunto nei decenni passati dall'ATGABBES (Associazione ticinese di genitori ed amici dei bambini bisognosi di educazione speciale) e dalla FSAFRMI (Federazione svizzera delle associazioni di famiglie di ragazzi mentalmente insufficienti). Prima d'allora la famiglia, con notevole difficoltà, aveva sopperito a tutti i bisogni, sia fisici che psicologici, della persona con handicap: un nucleo chiuso nel suo dolore, protettivo; un rifugio sicuro, ma lontano dalla vita reale.
L'esigenza primaria era quella di dare un sostegno alla famiglia e in seguito creare strutture di accoglimento capaci di svolgere compiti particolari e differenziati: il contatto extrafamiliare; l'inserimento reale in un contesto sociale autonomo; la promozione di un'autonomia cosciente.
È' stato il primo passo su un percorso lungo e difficile.
Una legge aperta
Gli anni settanta furono un "momento storico" molto importante per coloro che, non per propria scelta, erano stati emarginati dal diritto di fare pienamente parte della società.
Il 20 dicembre 1972 la proclamazione solenne dei diritti della persona con handicap, nell'ambito dell'assemblea dell'ONU, evidenziò l'impegno e la sensibilità con i quali in tutta l'Europa migliaia di persone si stavano prodigando affinché mutassero radicalmente il pensiero e l'approccio verso di essa: non più la pietà, ma il diritto, come per ogni altro essere umano, ad usufruire di quanto di bello, utile e creativo offre la vita.
In Ticino, nel '75, vieniva approvata la modifica di legge relativa all'educazione speciale alla quale segue, nel '79, la legge sull'integrazione sociale e professionale degli invalidi (LISPI), che accoglie le esigenze di integrazione espresse e sostenute da genitori e operatori negli anni precedenti. |
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L'individuo considerato per le sue potenzialità e non per i suoi limiti
Nel 1978 nasce la FONDAZIONE DIAMANTE, ente di diritto privato che nel 1981 apre il suo primo foyer "La Gente" a Lugano. Da tempo era ormai sorta la necessità per l'ATGABBES di coordinare l'operato dei laboratori creati allo scopo di stimolare e rendere utili tutte le risorse delle persone con handicap. L'intento terapeutico viene così ampliato: ognuno può trovare uno sbocco individuale per le proprie capacità, grandi o piccole esse siano, considerate per la prima volta come parte importantissima del patrimonio creativo individuale e proprio per questo preziose e insostituibili.
Nell'85 la FONDAZIONE DIAMANTE assume la gestione completa dei laboratori protetti e dei foyer realizzati, a partire dal '71, dall'ATGABBES.
L'associazione dei genitori continua il suo ruolo di rappresentanza e si occupa in particolare della promozione e della gestione di attività del tempo libero. |
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Verso l'impresa sociale
Gli anni '90 vedono emergere il problema dell'esclusione dovuto ai fenomeni di impoverimento e alla disoccupazione. Accanto al tradizionale disagio mentale e psichico crescono bisogni sociali nuovi che sollecitano la Fondazione.
Le sue strutture si aprono dunque a persone che subiscono nuove forme di emarginazione, ai disoccupati, agli assistiti. Il laboratorio diventa un territorio di frontiera, un'impresa che risponde ad una pluralità di bisogni superando i tradizionali concetti di laboratorio occupazionale e protetto.
L'impresa sociale vuole anche essere un elemento nuovo tra Stato e mercato, volto a rinnovare i meccanismi dello Stato sociale.
Un elemento con al centro un progetto lavorativo significativo, che possa ottenere un reale riconoscimento pubblico e produrre dunque integrazione sociale e professionale. |
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